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Resilienza non e' perfezione

Aggiornamento: 20 giu



Oggi si parla tanto di resilienza.


È diventata una parola di moda.


Ma come spesso accade con le parole troppo usate, si svuota, perde spessore, finché non sembra più dire nulla.


E invece la resilienza è tutto.È il centro, la radice, la crepa da cui nasce qualcosa di nuovo.

Ma sfatiamo un mito: Resiliente non significa essere sempre forti.


Non significa non cadere mai.

Non significa sorridere quando dentro si sta franando.


Essere resilienti significa cadere, sì, ma anche sapersi rialzare.


A volte lentamente. A volte con rabbia. A volte stando giù per un po', perché non si ha ancora la forza di alzarsi.


La resilienza non è una performance.

È qualcosa che vive nel tempo lungo.

Come certe piante che non esplodono in fiori vistosi, ma crescono piano, si adattano, cambiano direzione pur di trovare la luce.


Il fico d’India, che trattiene acqua nel suo corpo per sopravvivere al deserto. I fiori urbani, che spuntano dall’asfalto, tra i binari, sotto i marciapiedi. Sono loro le vere maestre.


Non chiedono il permesso per esistere. Non si preoccupano di piacere.


Semplicemente, continuano a crescere.


La mia collezione Resilience è nata da qui.


Non da un momento “felice”, ma da uno di crollo.

Da un bisogno personale di capire come si fa a tornare a vivere dopo la paura.

Dopo il silenzio.

Dopo l’ingiustizia.


E ci si riesce.

Non da subito.

Non da soli.

Ma ci si riesce.


E spesso, proprio nel momento in cui pensiamo di non farcela, qualcosa dentro di noi inizia a germogliare.


Resilience è un racconto visivo di questo processo.


Un modo per rallentare, per guardare, per riconoscere anche nella fragilità una forma di forza.


Un invito a chi si sente stanc*, vuot*, disorientat*:va bene così.


Anche questo è parte del cammino.

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@ 2025 Silvia Vazzana

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